Associazione Culturale Cristiana Dignità e Lavoro

accreditato come Ente Formatore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Specialisti nel Benessere Organizzativo ai sensi del TUSL e nel Mobbing

Associazione Culturale Cristiana Dignità e Lavoro APS

accreditato come Ente Formatore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Specialisti nel Benessere Organizzativo ai sensi del TUSL e nel Mobbing

Dona il tuo 5 x MILLE
 per la tutela dei lavoratori e della salute sui luoghi di lavoro scegliendo ACCDL
C.F.: 92050180428

Dona il tuo 5 x MILLE per la tutela dei lavoratori
e della salute sui luoghi di lavoro scegliendo ACCDL
C.F.: 92050180428

Proposta di un uso corretto e consapevole della tecnologia per recuperare dignità nel lavoro e nel vivere quotidiano

L’A.P.S. “Associazione Culturale Cristiana Dignità e Lavoro richiama l’attenzione sul fenomeno tecnostress proponendo alle Diocesi e alle Istituzioni tutte, locali e regionali un confronto fattivo per delineare un uso corretto e consapevole delle tecnologie.

Il Presidente, Dr. Valentino Tesei, dell’Associazione di Promozione Sociale Cristiana specializzata nella tutela della dignità dei lavoratori, richiama l’attenzione su un fenomeno, ormai noto, spesso sottovalutato ovvero sul c.d. tecnostress. Il termine è stato coniato nel 1984 dallo psicologo americano Craig Brod, che lo ha descritto come una malattia legata all’incapacità della persona di adattarsi o di convivere con le nuove tecnologie informatiche. Il concetto di tecnostress è stato ampliato, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, focalizzandosi sul mondo del lavoro moderno.

Ad oggi, il tecnostress, rappresenta un fenomeno, impattante in modo serio sulla salute della persona, definito come sindrome da stress causata dall’uso eccessivo, disfunzionale o inadeguato delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Include il sovraccarico di informazioni, l’iperconnessione costante e l’ansia derivante dall’incapacità di gestire o stare al passo con i continui aggiornamenti digitali.

In ambito lavorativo, sono colpiti da questo disagio per la salute, sia i giovani, cosidetti Digital Natives / Millennial, che gli anziani, classificati come i lavoratori appartenenti alle generazioni Baby Boomer (nati indicativamente tra il 1946 e il 1964) e Generation X (nati tra il 1965 e il 1980), con specificità diverse. I primi più adattivi ai cambiamenti sono soggetti ad una maggiore dipendenza alla connettività rispetto ai lavoratori più anziani, che per contro soffrono maggiormente l’adattamento ai nuovi strumenti informatici.

Generalizzando si possono identificare due motori dello stress digitale legati l’uno alla 1) Connessione continua, che si sostanzia in un obbligo implicito ad essere sempre reperibili e reattivi (fenomeno dell’iperconnessione) e l’altro 2) all’Aggiornamento costante, che impone ai lavoratori la necessità di imparare continuamente a usare nuovi software, pena l’obsolescenza professionale.

Si è passati, dunque da un disturbo di adattamento, come prefigurato dallo psicologo Craig Brod nei primi anni ’80, ad una vera e propria sindrome psicosociale, con i rischi sulla salute che ne conseguono. I software di nuova generazione (piattaforme cloud, chat aziendali, flussi di lavoro automatizzati) azzerano i tempi morti, richiedono attenzione divisa su più canali e se usati male, dunque, generano dipendenza da iperconnessione e/o ansia per non essere abbastanza rapidi e competenti.

Dati precisi sul fenomeno del tecnostress non ne abbiamo, ma si pensa che almeno 2 milioni di lavoratori italiani vivano questo problema. Si possono e si devono ridurre i rischi per i lavoratori attraverso un approccio sinergico di tutti gli attori istituzionali interessati, a partire dagli Uffici Regionali del Lavoro fino agli Enti di Controllo Sanitario in capo alle Aziende Sanitarie Territoriali e all’Ispettorato del Lavoro, avviando un confronto aperto con tutti coloro che fanno impresa.

Come Associazione Culturale Cristiana crediamo anche che le Diocesi con le strutture della pastorale del lavoro possano, e debbano, fornire il proprio prezioso contributo, portando la luce del magistero della Dottrina Sociale Cattolica, per affrontare questo fenomeno sociale.

In chiusura, soprattutto per i non addetti ai lavori, vogliamo specificare che gli strumenti tecnico-giuridici per ricondurre il fenomeno del tecnostress ad un livello di rischio accettabile per i lavoratori sono presenti in Italia, sebbene spesso siano mal utilizzati. Ci riferiamo, in particolare, all’applicazione della normativa speciale del D.Lgs. n. 81/08 e successive modifiche e integrazioni, il cosiddetto Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro. L’occasione è utile per richiamare quindi tutti ad un impegno coerente con la nostra Costituzione, che vede l’Italia fondata sul lavoro, inteso non solo come strumento di emancipazione economica di tutti i cittadini, ma altresì di elevazione spirituale della nazione tutta. I Padri Costituenti, permeati da una cultura cattolica, avevano una visione elevata del lavoro. Noi, come Associazione Cristiana, vogliamo essere di aiuto nel risolvere questo annoso problema, quanto mai sottovalutato, pur comprendendo la chiusura quasi totale di molti interlocutori. Tuttavia, come da nostra prassi, non ci arrendiamo di fronte a sfide difficili.

Seguici sui social: