Associazione Culturale Cristiana Dignità e Lavoro

accreditato come Ente Formatore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Specialisti nel Benessere Organizzativo ai sensi del TUSL e nel Mobbing

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SPOT GIA' VISTI

Considerazioni a margine del confronto avvenuto sui media tra il referente per i giovani del Movimento 5 Stelle e i Pro Vita.

Colpisce il confronto ormai atavico fra chi è portatore sano dell’aborto sempre e comunque e chi invece si pone su posizioni contrarie.

Come Associazione Cristiana abbiamo per forza di cose posizioni chiare sulla questione che sono proprie della Dottrina e del Catechismo della Chiesa Cattolica che parlano di sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, passando per tutti i suoi stadi. Il confronto, quindi, va spostato sulle cause e i problemi cronicizzati della Società civile che originano la situazione di degrado morale che stiamo vivendo, in cui l’uomo non vale nulla.

C’è da prendere atto della situazione preconizzata dal Santo Padre Papa Giovanni Paolo II che parlava, senza mezzi termini, di una Cultura della Morte propria della Società secolarizzata, falsamente laica, che negozia i Valori di Fede irrinunciabili per racimolare facili consensi. In proposito, il grande teologo e filosofo Papa Benedetto XVI parlava di valori non negoziabili riferiti alla Fede Cristiana e di dittatura del Relativismo che contrariamente alla prima, si nascondeva dietre false posizioni ideologiche.

Parafrasando il pensiero degli illustri Papi citati, si può affermare che non si può essere Cristiani laici su valori di Fede, va dato infatti ad ogni aspetto la propria dimensione e il proprio valore. A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Diversamente si produce e morte e caos.

Ridurre quindi la questione della sacralità della vita e della sua tutela, nella sua forma più fragile, che è inconfutabilmente quella del Concepito, a puri termini d’interpretazione giuridica della norma, è fortemente limitante, a nostro avviso.

Ad ogni modo, la legge 194/1978, in argomento, introduce innegabilmente nel ns. ordinamento giuridico la possibilità, e con essa il diritto all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (I.V.G.), libera per i primi 90 giorni e condizionata, introducendo dei casi di specie, dopo i 90 giorni. In tale contesto è assodato e, colpevolmente, accettato che il Concepito non abbia voce in capitolo sulla propria vita.

            Non ci sembra né utile né profittevole, ai fini di una discussione seria sulla questione della Vita del Concepito, parlare di interpretazione della Legge 194/78, dopo 40 anni di applicazione della medesima, che hanno prodotto l’impressionate soppressione di 6 milioni vite: è risibile e dovrebbe far riflettere le persone tutte.

A l contrario, nel confronto analizzato, ci sembra che la questione Sanità, sia tirata in ballo con l’argomento, a nostro avviso pretestuoso, dell’erogazione della prestazione sanitaria di Interruzione Volontaria della Gravidanza, quando invece andrebbe legata alle forme di disagio che affliggono le famiglie e i lavoratori tutti. Quanto agli accampati motivi ideologici riguardo l’I.V.G., diciamo basta agli attacchi agli operatori sanitari che in forza della propria etica difendono la vita obiettando legittimamente.

Va, infatti, intercettato il disagio di una generazione di giovani a cui è stata tolta la libertà di scelta e con esso il proprio futuro. Vanno date risposte a questa generazione, e a quelle a venire, riguardo le speranze di un lavoro negato o, se concesso, non dignitoso e reso tale dai provvedimenti in materia che hanno dato origine a forme contrattuali atipiche che normalizzano lo sfruttamento.

In questo contesto riesce difficile pensare che un giovane e, con esso, una famiglia possano decidere liberamente, fuori da ogni condizionamento, anche nel il dar seguito ad una nuova vita.

Al contrario tutto ci sembra finalizzato alla soppressione della vita dal concepimento fino alla sua fine naturale, perché rappresenta un costo insostenibile.

Siamo, infatti, in un contesto di precarietà degli Istituti fondamentali della nostra Società Civile e della nostra Costituzione, come la Famiglia e il Lavoro, che inevitabilmente condiziona ogni scelta e ogni decisione delle persone tutte.

Riteniamo, quindi, che una donna chiamata a decidere sulla vita o sulla morte del proprio figlio, in grembo, vada supportata in maniera concreta prospettando lavoro stabile dignitoso così come ai disoccupati, in primis i più fragili, che hanno sulle spalle il carico di una Famiglia da mantenere.

Da un politico quindi ci aspettiamo proposte concrete a sostegno quanto meno delle persone fragili che sono chiamate a prendere decisioni importanti.

Vista dunque la qualità del confronto, atavico, a cui assistiamo, sui media, sulle varie tematiche affrontate, non ci resta che sperare in persone di buona volontà che entrino in politica misurandosi su proposte concrete e reali, capaci di fornire risposte ai problemi discussi. E` il momento di tagliare, se non ora quando, con la politica SPOT e di rimboccarsi le maniche.

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